La Bella Addormentata nel bosco è tra i balletti più celebri del repertorio classico. La principessa Aurora, con la sua grazia eterea, continua ad affascinare adulti e bambini, portando in scena una fiaba senza tempo.
Nel quadro dei tre significativi balletti appartenenti al tardo Romanticismo, La Bella Addormentata è da considerarsi il capolavoro di Marius Petipa, dal momento che Il lago dei cigni fu composto insieme a Lev Ivanov (secondo e quarto atto) e Lo Schiaccianoci, ritiratosi Petipa per malattia, appartiene interamente alla vena creativa di Ivanov.

La prima rappresentazione de La Bella Addormentata
Il libretto del balletto, tratto dalla fiaba di Charles Perrault La belle au bois dormant del 1697, è il risultato di una collaborazione tra il coreografo Marius Petipa e il direttore dei Teatri Imperiali di San Pietroburgo, il Principe Ivan Vsevoložskij.
La prima rappresentazione andò in scena il 3 gennaio 1890 (secondo il calendario giuliano allora in vigore in Russia, corrispondente al 15 gennaio del calendario gregoriano usato in Europa occidentale) al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo, riscuotendo subito grande successo. Sul palco, Carlotta Brianza interpretava Aurora, Pavel Gerdt era il Principe Désiré, la figlia del coreografo, Marie Petipa era la Fata dei Lillà, mentre Enrico Cecchetti si distingueva nei ruoli dell’Uccellino Azzurro e della Strega Carabosse, interpretata en travesti. Anche la moglie di Cecchetti, Giuseppina, era sul palcoscenico ad interpretare la Regina Madre.

La trama del balletto
Il balletto è articolato in un prologo e tre atti, secondo la struttura voluta da Petipa e Vsevoložskij, e segue abbastanza fedelmente la narrazione della fiaba.
Prologo
Alla corte del Re Florestano si celebra il battesimo della principessa Aurora. La perfida maga Carabosse, indignata per non essere stata invitata alla festa, lancia alla piccola una maledizione: a sedici anni morirà dopo essersi punta un dito. La buona Fata dei Lillà interviene per attenuare la maledizione: Aurora non morirà, cadrà solamente in un sonno profondo da cui la sveglierà un bacio d’amore.
Atto I
Al fatidico sedicesimo compleanno, mentre Aurora danza l’adagio della rosa con i quattro principi che aspirano alla sua mano, Carabosse, travestita da un’anziana signora, le si avvicina e fa sì che ella si punga con un ago di un fuso. Così Aurora cade in un sonno profondo insieme all’intera corte.
Atto II
Sono passati cento anni. Il principe Désiré incontra la Fata dei Lillà e, incuriosito da un sogno, si fa condurre verso la corte dormiente. Bacia la principessa Aurora che subito si ridesta insieme all’intero castello.
Atto III
Grande festa nuziale con danze di personaggi delle fiabe di Perrault: l’Uccellino Azzurro, Cenerentola, il Gatto con gli stivali, Cappuccetto Rosso. Il re, la regina ed i cortigiani danzano una sarabanda. Arrivano i doni: Diamanti, Oro, Argento, Zaffiri. Un pas de deux celebra l’amore di Aurora e Désiré e si conclude in un’apoteosi festosa.

La musica di Čajkovskij
Ivan Vsevolojsky (1832-1909), librettista e costumista del balletto, in qualità di direttore del Teatro Mariinskij, aveva chiesto a Čajkovskij un grande balletto, consegnandogli una nota di Petipa che precisava le esigenze coreografiche. Costretto a seguire un itinerario narrativo ben preciso, Čajkovskij sviluppò una melodia perfettamente in sintonia con i passi coreografici. La Bella Addormenta fu quindi il suo secondo grande capolavoro dopo Il lago dei cigni.
Rispetto a balletti romantici come Il lago dei cigni o Giselle, la musicare risulta sicuramente più ricca e pomposa, ma d’altronde il gusto imperante dell’epoca si era avvicinato alle mastodontiche sfilate storiche, tipo Excelsior.

Talia, Aurora o Rosaspina?
La protagonista di questa fiaba ha assunto nomi diversi nelle varie versioni:
- Talia è il nome usato dallo scrittore napoletano Giambattista Basile nel racconto Sole, Luna e Talia del 1634, storia cruda e controversa ambientata nel sud Italia. Questo racconto ispirerà il coreografo Fredy Franzutti, nel 2000, che in una Puglia barocca trasformerà il fuso in un morso di tarantola.
- Ne I racconti di mamma Oca del 1697 di Charles Perrault, la principessa rimane senza nome, ma la figlia si chiama Aurore.
- Nel 1812 i Fratelli Grimm ne scrivono una loro versione, in cui la principessa è Rosaspina, nome che deriva dai rovi che circondano il castello.
Nel libretto del balletto del 1890, Vsevoložskij chiama la principessa Aurora, nome che sarà poi adottato anche dalla Disney nel film animato del 1959.

Un balletto che ha attraversato i secoli
Un aspetto straordinario de La Bella Addormentata è la sua trascrizione coreografica integrale. Grazie al sistema di notazione elaborato da Vladimir Stepanov alla fine dell’Ottocento a Parigi, il ballerino e maître de ballet Nikolaj Sergeev fu in grado di salvare e ricostruire l’opera.
Questa notazione consentì a Diaghilev di riportare in scena il balletto The Sleeping Princess a Londra nel 1921 con i Ballets Russes, con le musiche riarrangiate da Igor Stravinsky, utilizzando i costumi e le scenografie sfarzose disegnate da Léon Bakst.
Nel 1922, sempre Diaghilev presentò Le Nozze di Aurora, balletto focalizzato sulle danze del terzo atto. Fu un successo.

Le altre versioni del balletto
Dopo la prima al Mariinskij, La Bella Addormentata arrivò al Teatro alla Scala nel 1896, con Carlotta Brianza ancora protagonista, in una produzione firmata Giorgio Saracco. A seguire, nel 1899, debuttò al Teatro Bolshoi di Mosca nella versione di Alexander Gorsky.
Nel 1966, Rudolf Nureyev firmò una nuova Bella Addormentata per l’Opera di Roma, danzando con Carla Fracci. Della coreografia originale Nureyev seppe mantenere la straordinaria purezza, creando una coreografia articolata a rivelare le sfumature psicologiche dei personaggi, primo fra tutti il Principe.

Infine nel 1975, il coreografo russo-americano Alexsei Ratmansky ha presentato al Teatro alla Scala una fedele ricostruzione, avvalendosi di quella di Sergeev del 1921 per i Ballets Russes di Diaghilev. Anche i costumi, curati da Richard Huston, sono stati ripresi da quelli creati da Léon Bakst.

Riletture moderne (e irriverenti)
Nel 1990, Roland Petit presentò una versione ironica con una sessantenne Zizi Jeanmaire nel ruolo di Carabosse. Questa produzione, in cui una giovane Eleonora Abbagnato interpretava Aurora, fu presentata all’Opéra Garnier di Parigi e in tournée con il Ballet National de Marseille.
Nel 1996, Mats Ek rivoluzionò la fiaba affrontando temi come la droga e l’integrazione razziale. Qui la Bella Addormentata non è una principessa incantata, ma un’adolescente problematica e tossicodipendente. Le fate che la crescono sono infermiere e la malvagia Carabosse si trasforma in un medico che la introduce al mondo della droga.

La versione di Matthew Bourne del 2012 per il suo New Adventures introduce un’atmosfera oscura e misteriosa con elementi gotici. La storia include i vampiri alle fate, aggiungendo altri elementi soprannaturali alla fiaba tradizionale. La storia d’amore rimane centrale: Aurora è maledetta a dormire per 100 anni, e il suo amore, Leo, cerca l’immortalità per stare con lei.

Christian Spuck presenta la sua Dornröeschen nel 2020 ponendo l’accento sul processo di emancipazione di Aurora, che è colei che rompe l’incantesimo. Non si desta quindi al bacio del principe, ma decide autonomamente se accettare l’amore di Désiré o meno.

La Bella Addormentata balletto: un’eredità viva
Con le sue scenografie fastose, la musica sublime di Čajkovskij, i virtuosismi coreografici di Petipa e le mille interpretazioni della fiaba, La Bella Addormentata continua ad ammaliare generazioni. È un simbolo dell’incanto, della rinascita e dell’eterna magia del balletto.
In copertina: La bella addormentata – Spici Krasavice, Balletto del Teatro Nazionale di Praga, Teatro Regio di Torino, 2023 © Martin Divíšek












