Il rapporto tra danza e sinestesia offre una prospettiva affascinante sulla percezione del movimento collegato al colore, alla luce e al suono. La sinestesia è infatti una condizione neurologica in cui la stimolazione di un senso provoca una risposta involontaria in un altro: alcuni ballerini, coreografi e artisti visivi percepiscono il movimento come colore, oppure la musica come forma o luce, ampliando così la gamma di interpretazioni artistiche possibili.

Questo fenomeno diventa una chiave per interpretare la danza non solo come movimento nello spazio, ma anche come evento multisensoriale, dove per esempio la luce può dipingere le emozioni percepite e amplificare l’effetto sinestetico per il pubblico. La luce e i colori scelti possono diventare estensioni della musica o della coreografia, innescando emozioni specifiche o persino generare una danza cromatica parallela a quella fisica.

La sinestesia nella storia della danza
Nella storia della danza ci sono numerosi esempi di danzatori e coreografi che hanno utilizzato la loro sinestesia per creare spettacoli unici. Spettacoli in cui la luce e il suono non accompagnano la danza ma la interpretano, amplificandola in un’esperienza che va oltre la vista e l’udito.
Ecco una lista degli esperimenti sinestetici più affascinanti:
1. La danza luminosa di Loïe Fuller
La danzatrice americana Loïe Fuller (1862-1928) è stata una pioniera nell’uso delle luci colorate combinate con la musica e la danza. Luci ed ombre diventano fondamentali per l’esplorazione dello spazio e del movimento. Sperimentava sulla scena le rifrazioni luminose con dei lunghi drappi di stoffa, creando illusioni visive che sincronizza con la musica, in una sinestesia tra luce, colore e movimento. Con complesse fonti di luci colorate, collocate non solamente ai lati del palcoscenico com’era solito ma anche sotto i suoi piedi, creava danze che sconvolgevano il pubblico. Ricordiamo la danza Serpentina, la Viola, la Farfalla, la Bianca ma anche la danza del Fuoco, dello Specchio, della Fosforescenza, dell’Ultravioletto e quella del Radio ispirata alle ricerche scientifiche dei coniugi Curie, Nobel per la fisica nel 1903. Infatti, la danzatrice utilizzava anche elementi radioattivi per amplificare i suoi effetti illuminotecnici.

2. Le sperimentazioni di Sergej Diaghilev
Sempre agli inizi del Novecento, l’impresario Sergej Diaghilev, scardinava l’idea del balletto classico creando la compagnia dei Ballets Russes, in cui armonizzava tutte le varie componenti artistiche. In uno dei suoi primi spettacoli L’uccello di fuoco di Fokine del 1910, con musica di Stravinsky e scenografia di Léon Bakst, utilizzò la sinestesia per creare effetti luminosi e colori come amplificavano l’intensità emotiva dello spettacolo, preludendo all’integrazione più consapevole di musica e luci nel teatro.

Nel dicembre del 1894, Debussy eseguì per la prima volta a Parigi Prélude à l’après-midi d’un faune, ispirato a una lirica composta da Mallarmé nel 1876. Aveva immaginato un fauno che nel pomeriggio ardente suonava il flauto, perso dietro le sue fantasie sulle ninfe che quella mattina stessa aveva amato o creduto di amare. Debussy con una scala cromatica musicale composta da flauti, corni e arpe, rappresentava il colore verdognolo dello stagno, il candore delle ninfe, la leggerezza del vento e il languore del fauno. La musica ravvivava l’emozione della poesia e le dava un tono più caldo di colore. La coreografia di Nijinsky del 1912 per i Ballet Russes enfatizzò ancora di più questa sinestesia.

3. La Transcendance di Alwin Nikolais
Il coreografo Alwin Nikolais si occupava personalmente anche dei costumi, della musica, delle luci e della scenografia dei suoi spettacoli. Con una sua personale sinestesia creava spazi irrealistici, invasi da luci colorate provenienti da innumerevoli direzioni e che trasformavano la scena e i danzatori stessi. Nella sua Transcendance, che permetteva la riunione con l’Universo, annullava la differenza tra uomo e donna eliminando l’idea che lo spettatore dovesse identificarsi con l’eroe della rappresentazione.

Il suo primo lavoro che utilizzava un vero e proprio disegno luci fu Prism del 1956. Interessante anche sotto il profilo musicale, perché accompagnato dalla prima composizione elettronica di Nikolais. Infatti dagli anni Cinquanta in poi, sempre per un discorso sinestetico, il coreografo non utilizzò più la musica firmata da altri compositori, ma fu autore delle proprie partiture.
Un’atra coreografia dove prevalgono i giochi illusionistici della luce è Crucible, del 1985, in cui i danzatori sono nascosti dietro degli specchi che costituiscono il pavimento del palco. Inizialmente compaiono solamente dita illuminate di rosso, poi a turno braccia, gambe, busti e corpi interi nel loro doppio. I colori cambiano continuamente e le parti del corpo, attraverso il movimento duplicato negli specchi, perdono qualsiasi connotazione reale. I danzatori, che indossano realmente solo dei perizomi, sono coperti dalla luce che riveste la loro pelle.

Un balletto senza ballerini
Tra gli esperimenti di sinestesia visiva, come non dimenticare il Balletto di sole luci creato sulla musica della fantasia per orchestra Feu d’artifice di Igor Stravinsky, che si tenne a Roma nell’aprile del 1917 al Teatro Costanzi. Qui il futurista Giacomo Balla ebbe l’idea di allestire una scenografia con tante sculture trasparenti di vari colori da illuminare all’interno con lampadine e all’esterno con proiettori. Predispose ben 88 cambi luce nel corso dei quattro minuti scarsi occupati dal brano del compositore russo. Il suo obiettivo era di far vedere la musica. Poco importa se un cortocircuito mandò fuori uso gli oltre 50 reostati (regolatori d’intensità) che avrebbero dovuto azionare gli effetti cromatici: per tutta la durata dell’esecuzione musicale e nello sconcerto del pubblico la scena restò al buio. Almeno qui però almeno i ballerini non c’erano.

Conosci anche tu esempi di sinestesia applicati alla storia della danza? Scrivicelo qui sotto nei commenti!
In copertina: Tent del 1968 © The Nikolais/Louis Foundation for Dance












