dipinto danza del ventre

Danza del ventre, tra storia e censura

La danza del ventre ha una storia antichissima. Sopravvissuta ai secoli, alle culture, alle religioni ed alle occupazioni ha ammaliato spettatori di tutto il mondo. Oggi però deve affrontare una nuova sfida, la censura.

La raqs sharki, conosciuta in Italia come danza del ventre, è un elemento fondamentale della cultura medio-orientale. La sua storia è antichissima. 

In realtà, non c’è nessuna certezza sulle origini della danza del ventre. Secondo alcuni studiosi, con i suoi movimenti, riprende gli antichi culti della fertilità, legati all’antica Dea Madre. Questi studiosi ricollegano la danza del ventre ai ritrovamenti delle “statuine dal ventre fertile” databili a 20 mila anni fa, come la Venere Laussel.

Un’altra corrente di studiosi attribuisce l’effettiva origine dalla danza del ventre alle cerimonie religiose praticate dalle donne dell’antica Mesopotamia in onore alla Dea Madre Ishtar. Le sacerdotesse chiedevano alla Dea la fertilità della terra e del ventre femminile attraverso danze propiziatorie, le cui movenze cercavano d’imitare le forme e i ritmi della natura, come le onde del mare, le fasi lunari, l’uovo e il serpente. 

Sulla falsariga del culto di Ishtar si sviluppò in Egitto quello di Iaset, che simboleggiava la luna e la bellezza femminile. Le affascinanti e aggraziate donne egiziane davano luogo a danze propiziatorie per ingraziarsi la benevolenza della Dea, affinché essa concedesse loro fertilità, bellezza e fascino.

Nell’Antico Egitto la danza del ventre non perse mai il suo valore religioso spirituale.

dipinto
Hans Zatzka, Moonlight Serenade, olio su tela, Collezione Privata

La diffusione della danza del ventre

Tra il XIV e il XX secolo la danza del ventre si diffuse in tutti i territori occupati dall’Impero Ottomano, dall’attuale Albania fino al Marocco. Divenne così patrimonio culturale di nazioni come l’Algeria, l’Egitto, l’Iraq, la Grecia e la stessa Turchia. Dove di volta in volta assumeva uno specifico stile, allontanandosi sempre più dalla sua origine religiosa e propiziatoria, per trasformarsi in forma d’intrattenimento. 

La campagna d'Egitto di Napoleone

Gli europei scoprirono l’esistenza della danza del ventre solo a partire dal XIX secolo, attraverso i resoconti degli avventurieri francesi al seguito di Napoleone Bonaparte durante la campagna d’Egitto. I soldati al seguito dell’imperatore rimasero piacevolmente colpiti dalle ballerine di danza del ventre. In quel periodo in Egitto le danzatrici erano divise in due categorie: le Almeh e le Ghawazee.

Il termine Almeh deriva da “almea” e significa “donna istruita”. Erano donne studiose ed istruite, che non ballavano in rappresentazioni pubbliche e di strada ma solo davanti ad un pubblico femminile. Le Almeh potevano entrare negli ambiti sociali più ristretti, primo tra tutti il riservatissimo Harem. Queste donne scrivevano poesie, componevano musica e cantavano. 

Il nome Ghawazee deriva dal termine  “conquistatrici”. Probabilmente, erano discendenti di un’antica tribù di beduini del nord Africa. Queste erano donne molto eccentriche: avevano l’abitudine di tingersi i capelli con l’hennè, dipingersi il volto, truccarsi gli occhi e portavano cerchi d’oro al naso, anelli, bracciali e collane. Le Ghawazee danzavano durante le feste e in strada davanti ad un pubblico anche maschile. 

Con l’arrivo dei soldati di Napoleone le Almeh decisero di abbandonare i loro luoghi d’origine. Al contrario le Ghawazee iniziarono ad esibirsi per i soldati. Ma la presenza di queste donne portava scompiglio e liti tra gli uomini, così Napoleone decise di far decapitare 400 di loro. Questo episodio convinse il pascià Muhammad Ali ad allontanare definitivamente le Ghawazee dalle città. Minacciando pene severissime nei confronti di chi non avesse rispettato il divieto.

Di questa condizione si avvantaggiarono i Kocek, danzatori uomini. I Kocek cominciarono ad esibirsi nelle rappresentazioni pubbliche al posto delle Ghawazee, a volte persino vestiti da donne.

Mata Hari
Mata Hari nei panni di una danzatrice del ventre, 1906

La danza del ventre incontra l’Occidente

In seguito anche i viaggiatori europei, che si recavano in Egitto per i propri affari commerciali, cominciarono ad assistere e ad apprezzare le esibizioni delle danzatrici. Da quel momento, intellettuali, pittori ed artisti, non esitarono ad ammirare le affascinanti ballerine del ventre che proponevano una danza completamente differente da quella alla quale erano abituati.

In Occidente, le ballerine di danza del ventre divennero fonte di ispirazione, in epoca romantica, per molti scrittori e pittori. I cosiddetti “orientalisti”, che usarono danzatrici spesso nude e lascive per illustrare un Oriente che in realtà non avevano mai visto. 

Questa idea distorta della danza del ventre e dell’Oriente venne ad affermarsi ancora di più dal 1893 in occasione dell’Esposizione Universale di Chicago. Durante l’esposizione la ballerina siriana Farida Mazar Spyropoulos, nota come Little Egypt, danzò nello spettacolo The Algerian Dancers of Morocco. 

Farida Mazar venne imitata da centinaia di altre ballerine. Gli spettacoli di danza del ventre si allontanavano sempre più dalla loro origine,  diventando  show erotici destinati a un pubblico di soli uomini.

Ballerina in Shéhérazade
Vera Fokina in Shéhérazade, 1914

Danza del ventre nel Novecento

Con l’avvento del XX secolo l’Egitto vide una massiccia colonizzazione europea, che portò ad un radicale cambiamento nella vita sociale degli Egiziani. Se prima del 1930 alcune ballerine di danza del ventre si esibivano in case private o nei caffè, ora la grande metropoli del Cairo vede l’apertura del primo nightclub. Fondato da Badia Mansabny, una ballerina libanese che viveva in Egitto, il locale ospitò le due più grandi danzatrici della storia dell’Egitto, Tahia Carioca e Samia Gamal. 

Dopo l’apertura del locale iniziarono a nascere anche i primi cabaret di stampo tipicamente occidentale, che prevedevano spettacoli delle danzatrici orientali professioniste.

Ballerina danza del ventre
Tahia Carioca

La danza del ventre al cinema

Neanche il cinema rimane immune al fascino delle ballerine di danza del ventre. La danza del ventre era entrata nelle produzioni hollywoodiane tra gli anni Quaranta e Cinquanta. 

Fu proprio nell’ambito degli spettacoli cinematografici americani che il costume delle danzatrici si ridusse fino al classico due pezzi e iniziò a essere adornato con pendagli, frange e paillettes. Accessori utili ad esasperare i movimenti del bacino e, soprattutto, ad attirare gli occhi degli spettatori.

Una tra le più famose attrici e danzatrici del ventre è l’egiziana Zaynab Ibrahim Mahfuz, in arte Samia Gamal. Studiò sin da giovane danza classica e poi contemporanea e strinse amicizia con un’altra star della danza mediorientale: Taheyya Kariokka, americanizzata in Tahia Carioca. Nel 1949, venne proclamata danzatrice nazionale dal Re d’Egitto Farouk. 

Samia attirò l’attenzione dei produttori hollywoodiani, che la inserirono in circa ottanta film di produzione egiziana e straniera, incantando il pubblico americano.

Ballerina di danza del ventre
Samia Gamal

Egitto, tra danza del ventre e censura

La travagliata storia della politica egiziana non può che ripercuotersi sul rapporto tra la censura e la danza del ventre. 

Negli anni Settanta, iniziava a soffiare un vento conservatore e le danzatrici del ventre dovettero modificare i loro abiti e coprire l’ombelico. 

Negli anni Novanta venne addirittura vietato alle televisioni di trasmettere questa danza. Seppur fortemente legata alla storia e alla cultura del paese, la danza del ventre fu così relegata nel privato. 

Ad oggi le danzatrici del ventre possono danzare solamente dopo aver ottenuto il permesso della censura e seguendo regole rigidissime, in locali prestabiliti e negli orari prescritti. La polizia del buoncostume setaccia i locali per osservare e controllare le danzatrici, le quali se ritenute volgari vengono arrestate e devono affrontare un processo.

Samir Sabry è un famosissimo censore, in 30 anni di lavoro ha dato avvio a 2.000 processi contro artisti, di cui 1.920 si sono conclusi con condanne, almeno 600 erano danzatrici. 

Léon Bakst, bozzetto per Cleopatra, 1909

Gli arresti

Se la danza del ventre è tollerata nelle feste private e nei bassifondi delle città egiziane, la censura non è disposta a fare lo stesso con le tv e i social. 

Il governo di Al-Sisi è sempre più persecutorio nei confronti delle ballerine di danza del ventre. 

Nel 2020 la ballerina Samia Ahmed Attia Abdel Raman, in arte Sama al-Masry, è stata arrestata. Il giudice ha condannato Sama a tre anni di carcere, più altri tre con l’obbligo di firma e 16.000 euro di multa, per aver postato un video “che incita alla dissolutezza e all’immoralità”.

Neanche le danzatrici straniere sono al sicuro dagli arresti. Nel 2018 La ballerina russa Ekaterina Andreeva è stata arrestata dopo che il video di una sua performance è diventato virale. La danzatrice del ventre si era esibita in un nightclub a Giza. Le immagini della performance sono arrivate all’attenzione della polizia locale che ha arrestato l’artista. Ekaterina è stata accusata di incitamento all’immoralità e alla depravazione, poiché la sua danza era ritenuta troppo sexy. La donna è stata liberata su cauzione e le è stato imposto un divieto temporaneo di esibirsi in pubblico.

Anche lo show televisivo The dancer, una versione di The voice ma con i ballerini, con la famosissima danzatrice Dina Talaat, è stato annullato perché ritenuto immorale. 

Molte sono le danzatrici arrestate negli ultimi anni. Il legale Mahmoud Othman ha denunciato che molte donne sono costrette a rinunciare al loro lavoro per paura. 

Purtroppo la censura non sembra volersi fermare, nonostante diversi Iman islamici abbiano ricordato che, nel Corano, non esiste nessun divieto per la danza.

Shakira nella danza del ventre

La danza del ventre e il balletto classico

Anche il balletto classico si è più volte ispirato ai sinuosi movimenti della danza del ventre. Famoso è il balletto Shéhérazade. 

Shéhérazade venne presentato per la prima volta il 4 giugno 1910 all’Opéra di Parigi dai Ballets Russes di Sergej Diaghilev. Zobeide era interpretata Ida Rubinstein e Vaslav Nijinsky interpretava lo Schiavo d’oro, mentre il Grande Eunuco era interpretato da Enrico Cecchetti.

L’Orientalismo era la moda del momento cosicché il balletto ebbe un successo travolgente. Le scenografie ed i costumi erano opera di Léon Bakst.

Marianela Nuñez (Nikiya) in La Bayadère, 2018 © Royal Opera House - Bill Cooper

Per saperne di più:

In copertina: Fabio Fabbi, Scena Orientale, olio su tela, 1888 ca

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