La danza nell’Ottocento si esalterà nella sua forma più spettacolare, il balletto. Ma qual è stata la sua graduale evoluzione?
Le sue radici affondano in un lungo processo che attraversa ritualità pagane, cultura cortigiana, teatro rinascimentale e istituzioni accademiche francesi.

Dalle carole medievali agli intermezzi rinascimentali
Alle origini troviamo i riti pagani di fecondità e le figurazioni collettive delle feste campestri. Nei borghi cittadini si diffondono le moresche e i mattaccini, rappresentazioni coreiche con spade e sonagli che mettono in scena, in forma stilizzata, il conflitto tra cristiani e saraceni.
Nel Trecento, nell’epoca del Decamerone di Giovanni Boccaccio, la danza incontra il teatro. Nasce l’intermezzo, inserito tra le portate dei convivi o tra gli atti delle commedie: inizialmente concepito come divertissement, finisce per catalizzare l’attenzione del pubblico, acquisendo un’autonomia spettacolare.
Tra la fine del Trecento e il primo Quattrocento, nel clima delle Signorie italiane, emergono i primi maestri di danza. Essi trasformano il gioco coreico popolare in una disciplina regolata, organizzando i passi e le figurazioni in una vera e propria prassi coreologica.

Decamerone, olio su tela, 1837
Il Quattrocento e la nascita dello spettacolo unitario
Nel XV secolo musica, danza, poesia e pubblico erano già presenti. Mancava però un coordinamento unitario al servizio di un tema.
Nel 1489, in occasione delle nozze tra Gian Galeazzo Sforza e Isabella d’Aragona, a Tortona, Bergonzio Botta organizzò un convivio coreografico in cui gli intermezzi furono per la prima volta coordinati secondo un soggetto allegorico compiuto: l’esaltazione dell’Amore coniugale. La novità risiedeva proprio nell’unità tematica dell’insieme.

L’influenza italiana in Francia
Con l’ingresso dei nobili francesi a Milano, centro fervido di cultura coreutica grazie alla didattica di Pompeo Diobono, la corte di Francia entra in contatto con un’arte fino ad allora poco strutturata sul proprio territorio. L’ambizione di trasferire a Parigi le “maniere italiane” porta all’espatrio di maestri e ballerini.
Se in Italia la danza teatrale conosce una fase di declino, Parigi si avvia a diventare la nuova capitale del balletto.
Nel 1570 viene fondata l’Académie de Poésie et de Musique, primo tentativo di istituzionalizzazione artistica in ambito musicale e coreico.

1581: il primo grande balletto teatrale
Lo spettacolo più fastoso del Cinquecento, generalmente considerato il primo balletto teatrale della storia, è il Ballet Comique de la Reine (in francese antico Balet Comique de la Royne), rappresentato il 15 ottobre 1581 al Palais du Petit-Bourbon.

Autore dell’impianto coreografico e musicale fu l’italiano Baldassarre Baltazarini da Belgioioso, naturalizzato come Balthasar de Beaujoyeulx, alla corte di Enrico III.
Creato per celebrare le nozze del duca di Joyeuse con Marguerite de Vaudémont, lo spettacolo, ispirato al mito di Circe, narrava di una maga che trasformava gli uomini caduti nella sua trappola in animali. Il prigioniero che aveva implorato la liberazione dagli incanti della maga, grazie alla saggezza del re e alla sua grande magnanimità, ottiene la libertà. Da qui l’aggettivo “comique”, riferito al lieto fine.
La scenografia rappresentava un boschetto di Pan con il palazzo di Circe. Era aperta su tre lati e i musicisti erano collocati su una galleria in alto detta volta dorata.
Carri dorati, figure mitologiche danzanti, costumi sontuosi e una durata di circa sei ore ne fecero uno degli spettacoli più costosi dell’epoca, manifesto politico della magnificenza monarchica.
Nasce così il ballet de cour (balletto di corte).

Struttura del ballet de cour
Beaujoyeulx definì il balletto come “una mescolanza geometrica di più persone che danzano insieme su un’armonia di più strumenti”.
La struttura si articolava in:
- Ouverture (esposizione recitata del soggetto, che sarà in seguito cantato e danzato)
- Entrées (movimenti coreici e pantomimici dei gruppi e dei personaggi che sviluppavano il soggetto)
- Grand ballet finale (scioglimento della favola scenica con tutto il corpo di ballo)
I passi erano prevalentemente marciati o strisciati, sia per ragioni stilistiche sia per consentire la partecipazione delle dame di corte, la cui educazione non permetteva gli stessi movimenti degli uomini.

Il Seicento: tra melodramma e spettacolo di corte
Nel 1608, a Mantova, viene rappresentato il Ballo delle Ingrate, su musica di Claudio Monteverdi.
L’opera, rappresentata in occasione delle nozze di Francesco Gonzaga e Margherita di Savoia, è legata al contesto del nascente dramma musicale. Narra la vicenda allegorica delle donne “ingrate”, che in vita furono ostili ai propri mariti, temporaneamente liberate dagli Inferi per poter rivedere la luce. Esse cercano di esprimere il loro dolore ed il pentimento attraverso la danza, ma Plutone le ammonisce e le fa rientrare nell’oltretomba. La danza diventa veicolo espressivo del pentimento, inserendosi in una drammaturgia compiuta.
Parallelamente, nei palazzi veneziani, le Compagnie della Calza organizzano spettacoli carnevaleschi da cui si sviluppa la Commedia dell’Arte, basata su canovacci e improvvisazione.

Luigi XIV e la codificazione accademica
Il vero punto di svolta avviene con Luigi XIV, il Re Sole. Nel 1653 danza nel Ballet Royal du Jour e de la Nuit, consolidando il legame tra potere monarchico e spettacolo.
Accanto a lui opera Giovanni Battista Lulli, diventato Jean-Baptiste Lully, che sviluppa nuove forme spettacolari come la comédie-ballet, in collaborazione con Molière.
Nel 1661 il sovrano fonda l’Académie Royale de Danse, con l’obiettivo di codificare regole e terminologia. Nel 1669 nasce l’Académie Royale de Musique, nucleo dell’attuale Opéra national de Paris.
Pierre (Charles-Louis) Beauchamp codifica le cinque, posizioni portando il già conosciuto en dehors da 45° a 90° (gli attuali 180° si conquisteranno solo nel Novecento), gettando le basi della tecnica accademica.
Nel 1681 Mademoiselle La Fontaine diventa la prima ballerina professionista a esibirsi in scena senza maschera, segnando un passaggio decisivo verso la professionalizzazione.

Dal salone al teatro pubblico
Con la progressiva affermazione delle istituzioni teatrali, il balletto esce dai saloni reali per approdare al palcoscenico pubblico. I cortigiani cedono il posto ai professionisti, i costumi si alleggeriscono, la tecnica si affina, compaiono figure accademiche destinate a diventare fondamento della didattica classica: plié, chassé, balancé, sissonne, e battement.
La nascita dell’École de l’Opéra nel 1713 consolida il sistema pedagogico.
Lo stile strisciato e cerimoniale viene progressivamente superato. Il pubblico richiede maggior virtuosismo, anticipando quella tensione tecnica che culminerà nel balletto romantico e, successivamente, nella spettacolarità ottocentesca.
Il ballet de cour tramonta definitivamente, lasciando spazio al balletto teatrale moderno.

Per saperne di più:
- O. Di Tondo, F. Pappacena, A. Pontremoli, Storia della danza e del balletto, Gremese editore, 2019
- Valeria Morselli, La danza e la sua storia. Valenze culturali, sociali ed estetiche dell’arte della danza in Occidente. Dalle civiltà greca e romana al XVII secolo (Vol. 1), Dino Audino, 2018
In copertina: Scuola francese del XVI siecle – Ballo per le nozze del Duca di Joyeuse, 1581, Musée du Louvre, Parigi











