Non c’è Natale senza Schiaccianoci, uno dei balletti più famosi della storia e sicuramente una delle favole più popolari al mondo.
La storia del balletto è tratta dal racconto Schiaccianoci e il Re dei Topi dello scrittore E.T.A. Hoffmann, pubblicato a Berlino nel 1816. Alexandre Dumas (padre) scrisse poi Storia di uno Schiaccianoci, una versione edulcorata in francese, nel 1845. E, quasi 50 anni dopo, Čajkovskij creò le musiche per il balletto fantastico in due atti e tre scene con libretto di Marius Petipa e coreografie di Lev Ivanov, andato in scena al Teatro Mariinskij il 18 dicembre del 1892.

La storia de Lo Schiaccianoci
È la Vigilia di Natale in casa Stalhbaum e i genitori dei piccoli Clara e Fritz stanno organizzando una festa intorno ad uno splendido albero di Natale.
La riunione è animata dall’arrivo del costruttore di giocattoli Drosselmeyer, padrino di Clara, che porta alcuni doni stravaganti, tra cui straordinarie bambole meccaniche che danzano ed un misterioso schiaccianoci a forma di soldatino, che affascina moltissimo la piccola Clara. Fritz, geloso del regalo con cui sta giocando la sorella, rompe lo schiaccianoci, ma Drosselmeyer con una magia lo sistema facendolo addirittura ballare.

Al termine della festa, conclusa dalla tradizionale Grossvater (la danza del nonno), i bambini vanno a letto, ma Clara tra il sonno e la veglia cerca ancora il suo soldatino schiaccianoci.
Allo scoccare della mezzanotte, dagli angoli più bui della stanza, cominciano ad apparire dei topolini che ben presto assumono un aspetto minaccioso; allora anche i soldatini escono dalle loro scatole scatenando ad una feroce battaglia. Lo Schiaccianoci che ha preso vita, salta indomito nella mischia per affrontare in duello il Re dei topi. Quest’ultimo viene sconfitto anche con l’aiuto di Clara che gli tira una scarpetta e lo tramortisce. Il vincitore – ora trasformatosi in un bel Principe – si inginocchia davanti a Clara e la invita tra i rami del magico albero di Natale. Il Primo Atto si conclude con lo splendido Valzer dei fiocchi di neve.

Clara e il Principe entrati in una foresta innevata, arrivano fino al Regno dei Dolci, con tanto di Fata Confetto, figure di cioccolato, danze arabe del caffè e danze cinesi del tè. Fiori di zucchero si esibiscono in un valzer e tutti gli abitanti del Castello si esibiscono in un grand divertissement. Alla fine la Fata Confetto, conduce i due su di una slitta trainata da renne, che prende il volo tra i saluti di tutti.

Le vicende artistiche dietro al balletto
Lo Schiaccianoci è uno dei capolavori del balletto dell’Ottocento.
Il celebre coreografo Marius Petipa, su mandato di Ivan Vsevoložskij, direttore dei Teatri Imperiali Russi, fu incaricato di portare lo spettacolo teatrale a Pietroburgo. Ispirandosi al racconto Schiaccianoci e il Re dei Topi di Ernst Theodor Amadeus Hoffmann, Petipa iniziò ad elaborare il libretto per il balletto. Tuttavia, dell’originale rimase più che altro l’intreccio della vicenda; Petipa, infatti, decise di utilizzare come base per il libretto anche Storia di uno schiaccianoci di Alexandre Dumas padre. Quest’ultima versione risultava essere più poetica, stemperando gli elementi più inquietanti del racconto e rendendo il tutto una deliziosa favola.

Marius Petipa aveva trovato la giusta formula: elaborò un libretto in cui la vicenda rimaneva in secondo piano rispetto all’atmosfera fiabesca del Natale, dove venivano esaltati i sentimenti d’amore e gioia.
Per completare il progetto, Petipa si rivolse a Pëtr Il’ič Čajkovskij, che nel 1875 aveva incontrato il mondo del balletto presentando a Mosca (senza particolare successo a causa della complessa partitura) Il lago dei cigni. Tuttavia, non sfuggiva a Petipa la raffinatezza timbrica e la suggestione ritmica del grande musicista. Infatti, il secondo balletto, La bella addormentata del 1890, si rivelò un trionfo e convinse il musicista a tentare una terza avventura con Lo schiaccianoci.

Il debutto de Lo Schiaccianoci
L’opera fu ultimata nel luglio del 1891 ma, prima di dar corso all’orchestrazione dell’intero balletto, Čajkovskij decise di estrapolarne alcuni numeri per la Suite sinfonica che diresse il 7 marzo 1892 a San Pietroburgo con esito trionfale. Con questo slancio, il duo Čajkovskij-Petipa lasciava un impronta nella storia della danza.
A dire il vero, il rapporto di lavoro fra Čajkovskij e Petipa non fu sempre idilliaco: il coreografo era meticoloso fino all’invadenza nelle indicazioni tecniche, mentre il compositore avrebbe voluto agire più liberamente. Motivo per cui, nel settembre del 1892 il dissidio giunse al punto di rottura. Una provvidenziale malattia colpì il grande coreografo e così entrò in scena il suo assistente Lev Ivanov con l’incarico di concludere la coreografia.
La collaborazione alla fine funzionò e il balletto fu rappresentato per la prima volta il 18 dicembre 1892 al Teatro Mariinskij di San Pietroburgo. Non ebbe però il successo sperato e rimase nel repertorio solo per un’altra stagione, per poi esserne escluso fino al 1900.

Le altre versioni de Lo Schiaccianoci
Gli anni successivi videro numerose versioni del balletto.
Nel 1919, Aleksandr Gorskij creò una sua versione de Lo Schiaccianoci per il Teatro Bolshoi di Mosca. Qui il ruolo di Clara non era più interpretato da una bambina, ma da una ballerina che nel Secondo Atto danzava anche come Fata Confetto, in un pas de deux con il principe Coqueluche che era lo stesso Schiaccianoci. In questa versione, inoltre, alla fine del Secondo Atto, Clara si risvegliava a casa capendo che tutto quello che aveva vissuto era stato solo un sogno. Realtà e mondo onirico si dividevano qui tra il Primo Atto e il cosiddetto Atto bianco (il Secondo Atto) ambientato nel soprannaturale, come nel caso di Giselle, La Sylphide, Ondine, La Péri o La Bayadere.

Ma tra le versioni più popolari de Lo schiaccianoci c’è quella di Rudolf Nureyev del 1967 a Stoccolma, portata poi al Covent Garden l’anno successivo e nel 1969 al Teatro alla Scala di Milano. Celebri valzer e i passi a due ricchi di tecnica, rigore, linee ed equilibri, rivelano l’impostazione drammaturgica che Nureyev che volle conferire a questo balletto: luci e ombre ripercorrono il viaggio di un’adolescente Clara. Nureyev stesso aveva ballato nei panni di Drosselmeyer che si trasformava in uno splendido Principe, un doppio ruolo che creò per se stesso e che costituisce una delle principali novità drammaturgiche di questa sua versione coreografica.


In America, invece, l’attuale popolarità de Lo Schiaccianoci è in parte dovuta a Willam Christensen, fondatore della compagnia San Francisco Ballet, che portò in scena il balletto nel 1944.
La rivisitazione più conosciuta è sicuramente quella di George Balanchine che, nel 1954, decise di dividere il balletto in due parti: la realtà e il sogno. Questa versione creò una vera e propria tradizione natalizia nelle rappresentazioni del balletto negli Stati Uniti, cosicché questa versione è ancora messa in scena dal New York City Ballet e viene riproposta ogni anno a dicembre.
Altre versioni importanti e innovative sono state quelle di John Cranko del 1966, di John Neumeier del 1971, di Maurice Béjart del 1998 e di Matthew Bourne del 2002.

10 curiosità che forse non sai su Lo Schiaccianoci
- Alla première de Lo schiaccianoci si tenne un’altra anteprima, quella di un nuovo strumento musicale: la celesta. Simile a un pianoforte in miniatura, con piastre di metallo al posto delle corde, fu introdotta in Russia proprio da Čajkovskij che l’aveva scoperta a Parigi e tenuta nascosta per impressionare il pubblico.
- Il nome della protagonista Clara, dopo la Prima guerra mondiale, diventò Maria o sul palcoscenico russo, il suo diminutivo Masha. Nel racconto di Hoffmann, Maria possiede una bambola di nome Clara.
- Nelle prime versioni del balletto la festa di Natale si svolge nella casa del sindaco Silberhaus (come nel racconto di Dumas), che successivamente diverrà Stahlbaum (come nel racconto di Hoffmann).
- La Fata Confetto, nelle versioni inglesi del balletto è Sugar Plum Fairy, letteralmente Fata della Prugna di Zucchero, in onore ai tipici dolcetti di Natale della tradizione russa e dell’Inghilterra vittoriana.
- Ne Lo schiaccianoci classico sono in scena circa 150 costumi diversi. Fiori, giocattoli, soldatini, fiocchi di neve, dolci, fate, topi. Per questo piccolo esercito danzante furono coinvolti più di cinquanta assistenti costumisti.
- Al Teatro Bolshoi, Lo schiaccianoci, è stato riprodotto più di 500 volte.
- Il balletto è ripreso anche nel film Fantasia di Walt Disney, in cui fate, funghi, pesci e fiori, danzano al ritmo della partitura musicale di Čajkovskij riproposta fedelmente.
- Lo schiaccianoci ebbe anche una parodia su Topolino del 1988, Minnie e il re dei topi: nella storia i ruoli dello Schiaccianoci e del Re dei Topi sono invertiti, con il primo nella parte del cattivo e il secondo in quella del buono.
- Nel 1993 il regista Emile Ardolino produsse una versione cinematografica del balletto sulla base della coreografia di George Balanchine, intitolata George Balanchine: Lo schiaccianoci con Macaulay Culkin nel ruolo dello Schiaccianoci. Il film si distinse per essere una ripresa dello spettacolo del New York City Ballet, con le musiche originali di Čajkovskij.
- Il 2 novembre 2018 la Disney ha distribuito nelle sale il film, diretto da Lasse Hallström, Lo schiaccianoci e i quattro regni. Tra gli interpreti Keira Knightley nel ruolo della Fata Confetto, Morgan Freeman in quello di Drosselmeyer, Helen Mirren nella parte di Madre Cicogna e la giovane Mackenzie Foy nel ruolo della protagonista Clara. Sono inoltre presenti i celebri ballerini Misty Copeland e Sergei Polunin per le parti danzate.

In copertina: Lo Schiaccianoci, Teatro alla Scala, 2015 © Brescia e Amisano












