Il memoir di Alice Robb Non pensare, cara. Amare e abbandonare la danza classica esplora con lucidità e dolore il lato oscuro della danza classica: disciplina, ossessione, identità e rinascita.
La storia inizia con Alice che da bambina sogna di entrare alla Sab – School of American Ballet – l’accademia fondata da George Balanchine per nutrire la compagnia del New York City Ballet. Il sogno si avvera e, per anni, la giovane Robb fa parte di una delle scuole più prestigiose del mondo. Poi però il sogno svanisce.
Alice si disintossica dal suo ideale di ballerina scoprendo la lettura, la scrittura, il tempo libero. Prova sport “proibiti ai ballerini” come la corsa o l’atletica leggera, sperimenta il movimento del corpo senza doverlo giudicare. Non più un corpo da correggere, ma da vivere. Inizia a scrivere per Vanity Fair, per il Washington Post e per molte altre testate giornalistiche; nel 2018 pubblica il suo primo libro La nuova scienza dei sogni edito da Rizzoli. Nel 2025 Non pensare, cara. Amare e abbandonare la danza classica viene pubblicato in Italia da 66thand2nd. Alice racconta la nascita e la fine di una vocazione, ma anche il dolore della ferita e la volontà di guarire.

Un mantra ossessivo
“Non pensare, cara. Fallo e basta” è ciò che le veniva intimato durante le lezioni di danza. È un mantra che ha condizionato l’infanzia e l’adolescenza di Alice, e che diventa ora una lente attraverso cui ripensare il mondo della danza classica. Il libro è una confessione ma anche un’indagine, un atto di denuncia in cui si sente ancora molta rabbia.

Il corpo come un campo di battaglia
Alice Robb dedica pagine intense al rapporto con il proprio corpo, alla distorsione dell’autopercezione, agli standard impossibili imposti alle ballerine. “Dovevamo essere forti, ma senza muscoli visibili. Magrissime, con fianchi stretti, gambe lunghissime e busto corto. Ho passato anni a non toccare pesi in palestra per paura di ingrossarmi, anche dopo aver smesso di ballare.” E questa è sicuramente una cosa in cui molte danzatrici si riconosceranno.
Il balletto è descritto come una religione che chiede sacrifici silenziosi. Dolore fisico, restrizioni alimentari, isolamento sociale. E il tutto con il sorriso sulle labbra, perché “non si deve mai far vedere la fatica”. Ma è pur vero che quando si ha una passione non si sente così tanto sacrificio e tutto questo è considerato normale. Poi certo, fisicamente e mentalmente, non tutti sono nati per essere dei ballerini professionisti.

Una disciplina che lascia il segno
La danza classica è sinonimo di bellezza ed eleganza. Con i loro corpi eccezionali, la loro grazia e la capacità di sopportare il dolore celandolo dietro una maschera di leggerezza, le ballerine sembrano incarnare l’ideale della femminilità. Un ideale che si fonda su perfezionismo, sacrificio e obbedienza.
Alice Robb non è interessata solo a distruggere l’oggetto del suo amore. Riconosce anche ciò che la danza le ha insegnato: la determinazione, la cura per i dettagli, la capacità di lavorare in silenzio, con metodo. Ma quella stessa disciplina è diventata per lei una prigione mentale. Per anni, anche fuori dalla sala prove, si è sentita obbligata a mantenere l’ordine, la grazia, l’ubbidienza. Solo molto tempo dopo ha potuto chiedersi: che cos’è davvero essere una donna? Fuori dalla danza, il mondo le sembrava privo di istruzioni.

Un amore non corrisposto
Una webserie prodotta da Teen Vogue denuncia che ogni anno 300.000 allievi studiano danza classica a livello professionale, ma solo il 2% di loro viene poi ammesso a far parte di una compagnia. Robb ha lasciato la danza a quindici anni. Non per sua scelta. Semplicemente è stata esclusa, non otteneva ruoli, ed il messaggio che le è arrivato è che era sbagliata. Il balletto è quindi stato il suo primo grande amore e la sua prima terribile delusione.

Ballerine famose
Nel libro, la vicenda personale di Alice Robb s’intreccia con quella di grandi figure del balletto: Tanaquil Le Clercq, Maria Tallchief, Caroline Sumner, Darci Kistler, Suzanne Farrell, fino ad arrivare a Misty Copeland, prima danzatrice afroamericana dell’American Ballet Theatre. Sono storie di dedizione alla danza e sottomissione alla figura del coreografo. Attraverso la lente di Alice, le ballerine famose e le sue compagne di corso diventano tutte martiri. Il lettore percepisce quanto sia crudele il mondo della danza e del balletto, perché le buone parole spese per descriverlo non sono abbastanza rispetto alla crudeltà di certi racconti su Peter Martins, all’epoca direttore artistico del New York City Ballet, o del suo predecessore George Balanchine fondatore della School of American Ballet.

Perché leggerlo?
Non pensare, cara è un libro che parla di danza, ma anche d’identità, femminilità, trauma e guarigione. È una lettura per chi vuole capire cosa si nasconde dietro alla grazia del balletto. Alcuni racconti potranno sembrano deformati ed esagerati, ma è pur sempre il suo punto di vista rispetto a quel mondo di cui non fa più parte. È sicuramente un invito a ripensare l’intera pedagogia coreutica, a rompere il silenzio sul dolore e sull’abuso, a chiedersi quali siano i valori importanti per noi.

Comunque una passione difficilmente svanisce, si può amare la danza anche smettendo di ballare.

Per saperne di più:
- Alice Robb, Non pensare, cara. Amare e abbandonare la danza classica, 66th66thand2nd




