Napoli o il Pescatore e la sua Sposa

ballerini della compagnia Ballet Arizona interpretano Napoli
La vivacità e i colori della città napoletana entrano a far parte del repertorio danese. Questo balletto è considerato il capolavoro di Bournonville, che ne firma anche il libretto.

Nel 1841 il coreografo August Bournonville fu bandito dalla Danimarca, dopo aver insultato dal palco il re Christian VIII che faceva chiasso durante una rappresentazione teatrale. Durante l’anno dell’esilio, Bournonville andò nella famosa città napoletana e ne rimase affascinato, tanto che l’anno dopo cominciò a lavorare alla coreografia di Napoli.

La trama del balletto Napoli

La storia narra le vicende dei due innamorati Teresina e il pescatore Gennaro.
Per smentire le voci sull’infedeltà della ragazza – corteggiata anche da Giacomo venditore ambulante di spaghetti e da Peppo venditore di limonate – Gennaro decide di chiederla in sposa. Quando i due innamorati prendono una barca per una gita romantica, scoppia una tempesta e Teresina è sommersa dalle acque. Quindi Gennaro si ritrova disperato ed accusato per averla uccisa e parte alla ricerca della sua amata, munito di un’immagine della Madonna. In realtà, Teresina non è annegata perché è stata tratta in salvo dalle nereidi, abitanti acquatiche.
Nella Grotta Azzurra di Capri, il re del mare Golfo s’innamora di lei, ma non essendo ricambiato la trasforma in nereide, cancellandole dalla memoria ogni ricordo della sua esistenza mortale. Perciò Gennaro, accorso a salvare la sua amata, non viene riconosciuto. Ma l’immagine della Madonna operando un miracolo, restituisce a Teresina le sembianze umane e la memoria.
Gennaro la riporta alla madre e insieme vanno in pellegrinaggio presso il Monte Vergine. Questa volta l’amato è accusato di stregoneria per aver resuscitato Teresina, ma il parroco spiega alla folla che il miracolo è avvenuto grazie alla Vergine Maria.
Alla fine si celebrano le nozze tra i due innamorati.

Jillian Barrell in una scena di Napoli o il Pescatore e la sua Sposa
Jillian Barrell, Ballet Arizona © Alexander Iziliaev

La prima rappresentazione di Napoli

La prima rappresentazione del balletto avvenne al Teatro Reale di Copenaghen il 29 marzo 1842 con lo stesso Bournonville come interprete principale (Gennaro) accanto a Caroline Fjelsted (Teresina).

Seppur la musica ricalca classici temi napoletani i compositori sono tutti danesi: Edvard Helsted e Holger Simon Paulli hanno composto il primo e terzo Atto, mentre Niels W. Gade ha composto il secondo Atto e la musica della Grotta Azzurra, riprendendo una melodia popolare dell’epoca, La Melancholie, composta dal virtuoso violinista François Prume. Infine, Bournonville fece comporre ad Hans Christian Lumbye la musica per il galoppo che segue la famosa tarantella finale.
Nel Primo Atto la musica della scena della calunnia è ispirata a quella creata da Gioachino Rossini ne Il barbiere di Siviglia.

Invece, la melodia popolare Te voglio bene assai è usata per evidenziare l’amore di Teresina e Gennaro.
Nel Secondo Atto l’inno latino O Sanctissima è usato per sottolineare il potere del cristianesimo sulla creatura pagana di Golfo.

In questo balletto, i colori vivaci e le atmosfere pittoresche della trama venivano descritte attraverso un grande uso della pantomima.

ballerini in una scena di Napoli o il Pescatore e la sua Sposa
Corpo di ballo del Ballet Arizona © Alexander Iziliaev

Altre versioni importanti del balletto

  • Napoli, inserito nel repertorio del Balletto Reale Danese, spesso è rappresentato in forma sintetica o come semplice divertissement tratto dal terzo atto e con le variazioni dei solisti coreografate da Hans Beck.
  • Tra le varie versioni del balletto ci fu quella del 1988 in cui Peter Schaufuss, discendente della grande tradizione bournonvilliana, ricostruì l’intero balletto proprio a Napoli per la Compagnia del San Carlo, ballando con Elisabetta Terabust.
  • Nel febbraio del 2015 il Ballet Arizona è stata la prima compagnia negli Stati Uniti a portare in scena il balletto Napoli con scene e costumi del Balletto Reale Danese.
Nayon Novino in una scena di Napoli o il Pescatore e la sua Sposa
Nayon Iovino, Ballet Arizona © Alexander Iziliaev

Curiosità sul balletto Napoli

Il Primo Atto di Napoli è costituito totalmente da pantomima, ovvero quel linguaggio di 1.500 gesti, ognuno dei quali si riferisce ad una parola. Nell’Ottocento il metodo era naturalmente usato nei balletti per descrivere gli eventi e per spezzare le lunghe sequenze di balletto.

I danzatori mimi avevano lo status di primi ballerini di rango italiano, per distinguersi dai primi ballerini di rango francese, che utilizzavano solamente il linguaggio della danza accademica escludendo la pantomima dai loro balletti.

"Al di là dei luoghi comuni, il balletto Napoli ha voluto identificare nella città partenopea, con una dimensione della mente e del cuore, la dimensione dove è ancora concepibile un amore che trionfa sull’odio e il bene sul male. Napoli, cioè, come città ideale, dove ci è concesso di ritrovarci e di essere felici, nonostante tutto: nonostante il perfido Golfo o qualsiasi altro potere oscuro che ci minacci; e nonostante le lusinghe degli azzurri antri capresi, che vorrebbero impietrire la nostra giovinezza e ridurla per sempre a un immobile simulacro sottomarino. Ma nessuno resisterà alla forza vitale degli innamorati napoletani, poveri ma belli. Felici nonostante tutto."

Vittoria Ottolenghi, programma di sala del 9 dicembre 1988

In copertina: Nayon Iovino e Jillian Barrell in Napoli, Ballet Arizona, 2015 © Alexander Iziliaev

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